05 dicembre 2016

La piegatura 4.0 non esiste (per ora)


Possibilità e strumenti per vincere la sfida globale

industria 40 lavorazione lamiera

Parlare di Industria 4.0 nell’ambito della pressopiegatura è indubbiamente più difficile se ci confrontiamo con taglio laser, punzonatura e pannellatura. I dettami dell’Industria 4.0, ad oggi, non sono stati recepiti realmente dal settore della deformazione lamiera. Aggiungere una scheda di rete o un software CAM per la creazione dei programmi di piega non basta certo a rendere una piegatrice 4.0. Ma cosa ci trattiene dal fare questo passaggio evolutivo che già vediamo in altri campi?

La deformazione della lamiera è un’arte che richiede immaginazione e inventiva, oltre che una buona dose di manualità. I CNC e i software a corredo agevolano molto il lavoro del piegatore, ma la componente umana resta insostituibile. Per questo la piegatura resta un “buco nero” nel flusso produttivo, perché la variabilità data dall’operatore rende il processo meno integrabile e predicibile rispetto ad altre lavorazioni.

 

Ciononostante, in questi ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti. Ci sono molte tecnologie e dispositivi che puntano a rendere la macchina sempre più “intelligente”, riducendo la variabilità e la dipendenza dal fattore umano, oltre che i rischi di infortuni.

Gasparini sta percorrendo la strada verso l’industria 4.0 puntando su due elementi fondamentali. Il primo è l’integrazione con i processi a monte e a valle della piegatura. Le presse piegatrici Gasparini possono interfacciarsi con ERP, server aziendali, o macchine per taglio laser. Possono essere dotate di scanner per tracciare i singoli pezzi e caricare automaticamente i programmi di piega. L’operatore può ricevere informazioni ed istruzioni che facilitano il lavoro. I responsabili potranno avere sotto controllo il tempo per pezzo, il numero di pieghe necessarie, e gli eventuali errori.

macchine 40 automazione produzione
sensorizzazione pressa piegatrice

Il secondo è la sensorizzazione spinta della pressa piegatrice. Rilevare i parametri della macchina permette di raccogliere una quantità enorme di dati, che poi possono essere analizzati anche con approcci Big Data. Le informazioni permettono di rilevare potenziali problemi ed intervenire prima ancora che si verifichi un guasto. La macchina può raccogliere statistiche sul tempo richiesto per ogni pezzo, sul numero di pezzi prodotti, e sulle commesse in lavorazione. Inoltre, può effettuare una serie di controlli sulla qualità del materiale, sulle dimensioni e sullo spessore, così come gestire in maniera migliore il ritorno elastico. Questi dati possono essere molto utili a livello manageriale per ottimizzare i flussi e calcolare i costi con precisione.

Ne è un esempio l’ultima linea di piegatura automatizzata che Gasparini sta realizzando per un importante cliente nel settore dei pannelli radianti, e che presenterà all’open house di maggio 2017. Si tratta di una pressa piegatrice dotata di un impianto automatizzato di carico/scarico, con sfoglio lamiera, controllo spessore, avanzamento e rotazione del pezzo. La macchina può lavorare non presidiata ed essere programmata da remoto per realizzare tipi diversi di pannello in modo completamente autonomo, gestendo il cambio degli stampi e la variazione nella dimensione della lamiera. La pressa piegatrice può essere utilizzata anche per realizzare pezzi che solitamente sono prodotti tramite formatura, come pannelli grecati e profilati, ma senza le restrizioni delle linee di profilatura.

 

Aggiungendo la rete di rilevazione dei parametri di bordo, l’azienda ha a disposizione dati ad alto livello sul flusso produttivo. Queste informazioni permettono di modulare in maniera flessibile l’approvvigionamento dei materiali e la riallocazione delle risorse interne, come uomini e mezzi, in funzione del carico di lavoro previsto. Unendo l’aumento della capacità produttiva al controllo su tutte le fasi di produzione, otterremo una diminuzione dei costi, degli errori, e dei guasti. L’industria 4.0 sarà quindi un’evoluzione a tutto vantaggio delle imprese italiane, che potranno recuperare competitività nei confronti dei Paesi con manodopera a basso costo, pur mantenendo gli ottimi livelli di innovazione e qualità che ci contraddistinguono.


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